REMINISCENZE – Sguardo a ritroso su Davoli Reminiscenze a ritroso su Davoli

REMINISCENZE – Sguardo a ritroso su Davoli Reminiscenze a ritroso su Davoli

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Categoria: Davoli, Saggi, Storia, Tutti

Davoli, Saggi, Storia, Tutti

Prefazione

Far risuonare nelle orecchie la musicalità del dialetto paesano a distanza di tanti anni, quanti me ne porto sulla groppa, non è una cosa semplice e facile, come potrebbe sembrare, neppure per uno come me, che anche se peregrino per il mondo per ragioni di ricerca o di lavoro, pure non ha mai dimenticato le sue origini, richiamando spesso la storia del suo paese, cogliendo ogni occasione per ritornare in mezzo alla sua gente, tentando anche di recuperare nel linguaggio dell’ordinario quotidiano l’idioma appreso fin dai monosillabi della prima infanzia.

La ragione principale della difficoltà di un tale recupero la trovo nel fisiologico cambio generazionale a Davoli, come in tutti i paesi. Non ci sono più i vecchierelli, depositari del patrimonio linguistico ispirato, con cui intrattenersi in un discorso a senso compiuto, nel quale veniva fuori tutta la forza di accenti e parole di sapore antico.

In questo senso la scuola istituzionale odierna si rende responsabile dello smarrimento di valori storici, nei popoli di periferia in particolare, per la poca o nessuna importanza che dà al mantenimento dei dialetti locali, fin da quando il bambino si apre all’apprendimento. Diventa difficile capire come nella scuola s’insegni il dialetto di popoli fuori d’Italia, tali sono le cosiddette lingue straniere, e ignori contemporaneamente la lingua calabrese o piemontese. È facile perciò capire come i vari Ministri della Pubblica Istruzione Italiana non sono efficacemente sensibili alla promozione dell’insegnamento dei dialetti locali nelle scuole, perché essi stessi non hanno conosciuto, parlato e gustato la bellezza del dialetto del loro paese.

A me basta sapere che il dialetto davolese è farcito di parole dei dialetti greco e romano, a cui si sono sovrapposte in epoca moderna parole dei dialetti francese e spagnolo, attraverso le quali resto collegato alla storia di quei popoli. Veicoli di cultura i dialetti? Certamente si, la fonetica è soltanto un elemento di distinzione tra l’uno e l’altro, che non ne altera il significato, accentuandone, anzi, il contenuto.

Il lavoro che presento riferisce modi di essere, tradizioni, usi e costumi del mio paese, che hanno fatto parte della storia di Davoli e della sua gente, che io ho appreso per averli vissuti o attraverso il racconto di altri prima di me, fattomi ascoltare in quella lingua che era la mia, fino a quando non ho varcato la soglia della scuola di Stato. In esso parte rilevante trovano anche i giochi dei piccoli e dei grandi di quel tempo, di cui solo qualcuno forse potrà ancora parlare, ma che scrivendo mi sembra rivivere. Voglio ripeterli a me stesso e mi permetto di ricordarli nella loro espressione dialettale e per quanto è possibile trascriverli.

Mi corre l’obbligo a questo punto richiamare la pregevolissima opera di Maria Caterina Procopio e Giovanni Froiio, nostri illustri concittadini, dal titolo “DAVOLIRicordi, immagini, emozioni”, e l’elaborato dell’Istituto Comprensivo Statale di Davoli dal titolo “CULTURA CHE NUTRE”, che prima di me, con perizia storica e passione, hanno saputo farci leggere i momenti salienti del nostro essere davolesi. Incontri comuni non vogliono essere una ripetizione dei fatti, ma la testimonianza di come i sentimenti non hanno confini e la sensibilità dell’uomo di ogni tempo ne scopre segreti reconditi.

Il davolese, che prenderà in mano questo libro, avvertirà senza dubbio nelle narici un soffio di aria antica, forse lo chiuderà dopo il primo titolo, ma sono sicuro che se vorrà continuare nella lettura, potrebbe restare col rammarico di non aver seguito una processione religiosa di quel tempo, di non aver bussato alla porta per la strina di capodanno, di non aver mai giocato adhupirozzu.

L’Autore


Aldo Primerano Editore

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